Produrre oggi prodotti genuini e sani significa andare controcorrente nel mondo dell’imperialismo, dove a dominare la produzione agro alimentare e’ essenzialmente il grande profitto realizzato da multinazionali senza scrupoli. E’ uscito proprio in questi giorni un video documentario che mostra le difficoltà oggettive della piccola produzione vinicola, un documentario realizzato con pochi soldi e di grande portata per ciò che denuncia. Il cibo e’ una parte importante della vita dell’uomo non dobbiamo relegarla alle multinazionali.

Articolo di Antonello Catacchio da il manifesto di Domenica 1 Giugno 2014

 

I vignaioli si ribellano all’industria del vino

Stefano Bellotti è un vignaiolo. La sua azienda si chiama Cascina degli Ulivi. Opera a Novi Ligure, che in realtà, al dispetto del nome, è in Piemonte, in provincia di Alessandria. Lì si applica il metodo biodinamico. Quindi si fa in modo che sia la natura e non la chimica a creare il prodotto. Detto così sembra una frase di principio, neppure tanto di effetto. Poi però Stefano Bellotti, fino a quel momento talmente preso dalla parte da sembrare un pasdaran, fa qualcosa di semplice e di disarmante. Ha già detto che le radici delle vigne, e non solo, se coltivate naturalmente vanno molto in profondità, diversi metri, per pescare minerali e quant’altro possa rendere davvero unica quell’uva e quel vino, mentre chi usa la chimica ha vigneti con radici che pescano solo pochissimo sottoterra. Ma poi non si limita alle chiacchiere, con la vanga prende un campione di terra delle sue vigne, poi prende un campione della vigna accanto alla sua, coltivata chimicamente. Seppure si tratti di terra che non dista neppure due metri il risultato è sconvolgente. Da una parte c’è un terreno, con un colore e una consistenza, con radici diffuse, dall’altra sembra di vedere polvere raggrumata. Una prefigurazione della terra morta.

Bisogna dire che, fino a quel momento, Stefano Bellotti sembrava davvero un invasato, gente da subissare di multe, perché le logiche dell’industria agroalimentare europea fanno a cazzotti con quelle delle coltivazioni naturali. Ma di fronte a quelle zolle non si può non sentirsi allibiti. Di più, non solo raggirati, ma colpiti in quella che è una esigenza primaria dell’uomo: il cibo.

Quello che abbiamo raccontato è forse il momento più significativo del video documentario dal titolo “Resistenza Naturale”, il nuovo documentario di Jonathan Nossiter dedicato al vino. Nossiter aveva costruito la sua fama internazionale con il video Mondovino, un lavoro che affrontava a livello mondiale il nuovo mercato dei vignaioli. Aveva detto che dopo quel lavoro monumentale non si sarebbe più occupato di vino. Non è che si tratti di una persona che non sa mantenere quel che promette, è che frequentando certe persone gli è venuta di nuovo voglia di affrontare l’argomento.

Così mette insieme 4 produttori autentici, il suddetto Bellotti, Elena e Anna Pantaleoni e Giulio Armani di la Stoppa di Piacenza, Giovanna Tiezzi e Stefano Borsa di Pacina (prov. di Siena), e Corrado Dottori e Valeria Bochi di La Distesa (Cupramontana) e fa raccontare loro cosa possa significare fare i contadini e i vignaioli oggi. Contro tutto e tutti, perché l’agricoltura è uno dei pochi settori in cui l’Europa è unificata, nel senso che devono sottostare a regole che premiano l’industria e danneggiano i piccoli produttori, spesso con la scusa delle norme igieniche. E sono multe e sono negazioni di marchi doc, etc. (altra presa per i fondelli). Sembrano personaggi ormai fuori dal mondo, persone che spesso hanno deciso di tornare a fare i contadini. Figure che sembrano spuntare da un passato remoto per quanto sono legati alla tradizione, invece sono davvero loro il futuro, anche perché se non saranno loro il futuro non ci sarà, tutto sarà di proprietà delle multinazionali che diventano titolari dei semi e delle nostre vite.

Nossiter gira come può, come sa, e con i mezzi scarsi che ha a disposizione, la sua è una denuncia, non un’opera leziosa, anche se la complicità produttiva della Cineteca di Bologna (dove viene presentata la prima di questo video documentario)  in generale e di Gian Luca Farinelli in particolare (solitamente encomiabili) si risolve in aggiunta di filmati che risultano pleonastici in un contesto in cui la conservazione dei film non sembra essere così affine al mantenimento di tecniche tradizionali. Ma il peccato è veniale, espiabile con un brindisi. Di vino davvero buono, però.